L’attesa.Mahmoud Darwish
Dalla
Palestina il contributo esaltante di Mahmoud Darwish, l’astronauta che
ha sperimentato l’orizzonte del cosmo. Infatti è il
grande poeta Mahmoud Darwish a
rappresentare da solo la sua terra tormentata con i
suoi poemi. È un grande visionario
a cui Marcel Khalife dedicò tanta musica e un affetto
condiviso da milioni di Arabi
“dall’oceano al golfo”come si suole dire laggiù.
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La sua è una
poesia di parole dove la terra natale martoriata e quella mutevole
dell’esilio
alimentano immagini che si
inseguono e si accavallano come fiammate
improvvise,come
folgorazioni di luce da cui il lettore è abbagliato. Una poesia che,
anche nella traduzione,conserva il fascino straordinario
di quelle parole che formano
un turbinare di
miraggi leggeri e splendenti come la levitazione dei Dervisci durante
le loro danze
mistiche,anche se va inevitabilmente perduto il senso originario del
ritmo e del suono,fondamentali alla loro natura di canti.
Una
lezione di kamasutra.
La coppa incastonata d’azzurro
aspettala
vicino alla fontana della sera e ai fiori di caprifoglio,
aspettala
con la pazienza del cavallo sellato,
aspettala
con il buon gusto del principe raffinato e bello,
aspettala
con sette cuscini pieni di nuvole leggere,
aspettala
con il fuoco dell’incenso femminile dappertutto,
aspettala
con il profumo maschile di sandalo sui dorsi dei cavalli,
aspettala
e non spazientirti se arriva in ritardo
aspettala
se arriva in anticipo
aspettala
e non spaventare gli uccelli sulle sue trecce
e aspettala
ché si sieda rilassata come un giardino in fiore,
e aspettala
ché respiri un’aria estranea al suo cuore,
e aspettala fino a che sollevi il suo vestito scoprendo
le gambe
nuvola dopo nuvola,
e aspettala
e offrile l’acqua prima del vino e non
guardare il paio di pernici che le dormono sul petto,
e aspettala
e accarezza lentamente la sua mano
quando poggia la coppa sul marmo
come se sollevassi la rugiada per lei,
e aspettala
e parlale come il flauto
alla corda spaventata del violino,
come due testimoni di ciò che il domani vi prepara,
e aspettala
e leviga la sua notte anello dopo anello,
e aspettala
fino a che la notte non ti dica:
al mondo siete rimasti soltanto voi due.
Allora portala dolcemente alla tua morte desiderata
E aspettala!…
Qui è una componente fondamentale della
poesia di Darwish,l’eros,come rapporto
armonioso tra
corpo,natura,tempo. I fondamenti dell’esistenza assurgono allora a valore
assoluto. Siamo fuori dai tempi storici,dalle insensate
accelerazioni dell’oggi e la struttura
esortativa anaforica impreziosisce ancora più
l’importanza della conquista,scandendo il
rallentamento del tempo e inanellando una sequenza
sfarzosa di immagini sfavillanti.
Ritorna anche qui, in questo canto
dell’attesa, l’eco trobadorica dell’”amore lontano” di Jaufré Rudel. L’ambiente
è quello “di là dal mare”con la fontana dai freschi zampilli,il giardino ombroso in fiore,i
sette cuscini gonfi di nuvole leggeri con i profumi d’incenso e di sandalo nell’aria e i cavalli bardati di selle e pazienza,dove
l’amata abbia il tempo di accordare il suo respiro con
un’aria estranea al suo cuore,dove il principe raffinato e bello non accarezzi
con lo sguardo i suoi seni ambrati,ma sappia attendere che
sia lei a mostrarsi. Sappia sfiorarle la mano con una carezza lieve e fresca come impalpabile
rugiada e le parli con la voce vellutata e rasserenante del flauto fino a rendere loro due i soli
testimoni pronti per affrontare il futuro del mondo. Un amore dove l’attesa e la ripetuta rinuncia
sono la fiamma che accende il desiderio.
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